venerdì, giugno 27, 2008

Il Film Ermeneutico: Onora Il Padre e La Madre




May you be in heaven half an hour, before the devil knows you’re dead....

Una tragedia quotidiana, ambientata in una New York senza smalto né appeal, interpretata da personaggi anonimi, «piccoli» borghesi con il problema dei soldi per l' assegno di mantenimento di una figlia o per pagare la quotidiana dose di oblio in un flat di lusso.
La tragedia della mediocrità e della immoralità, il ritratto senza speranza di un mondo che ha perso ogni possibile dignità , dove la vita perde ogni significato perché non ne hanno più parole come morale o amore filiale o rispetto altrui. Che scompaiono davanti all' idea di pochi, facili, soldi.
Lasciando campo libero solo all'odio e alla ferocia, come ci ricorda l'ultima indimenticabile, agghiacciante scena tra padre e figlio.
Con il solito, immenso, Philip Seymour Hoffman.
Edificante.

La Poesia Ermeneutica



Amore dopo Amore

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.


Derek Walcott

La Domanda Ermeneutica: il ritorno delle bollette...

Caso vuole che desiderando fare una telefonata dal telefono col filo, io senta una voce che mi dice: "questo telefono è abilitato solo alle chiamate di emergenza e per comunicare col centro servizi......"....Bene, comunichiamo.

Così scopro di non aver pagato una bolletta e che la linea è stata staccata.

Scopro anche che mi hanno attivato una seconda linea che non ho mai richiesto.

Ma non scopro perchè la bolletta non è arrivata né tantomeno il sollecito di pagamento.

Vabbè, può capitare. Sistemo le formalità di rito, cioè pago, e la linea ritorna.

Oggi, due mesi dopo. Stessa voce, stesso concetto.

Ok, comunichiamo. Di nuovo.

Faccio presente ad un diverso operatore la mia precedente telefonata, risposta: "la mia collega non ha capito nulla, lei non ha nessuna seconda linea", ribatto che io vorrei averne almeno UNA, di linea.

E chiedo perchè non mi arrivino le bollette.

Per tutta risposta l' operatore sospetta dapprima del mio postino, poi dei vicini ed infine mi chiede: "ma lei lo sa quante bollette ci ritornano indietro ogni mese?"

Non ci dormirò, stanotte.

Il Lavoro Ermeneutico



- Sai cosa mi piacerebbe fare? – dissi. - Sai una cosa che mi piacerebbe fare? Se potessi fare quell’accidente che mi gira, voglio dire.

- Cosa? Smettila di bestemmiare.

- Sai quella canzone che fa “Se scendi tra i campi di segale, e ti prende al volo qualcuno”? Io vorrei...

- “Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno”, - disse la vecchia Phoebe. – E’ una poesia di Robert Burns.

- Lo so che è una poesia di Robert Burns.

Però aveva ragione lei. Dice proprio “Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno”. Ma allora non lo sapevo.

- Credevo che dicesse “E ti prende al volo qualcuno”, - dissi. – Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzi che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che una pazzia."

Jerome David Salinger, The Catcher in the Rye, 1951.

iL rACCONTo eRMENEUTICo: iL bUGIARDo dEi sOGNi



iL bUGIARDo dEi sOGNi

Henry si alzava.
Di mattino verso le 7.18.
Diceva che senza quei tre minuti di sonno in più sarebbe rimasto privo di serenità e che il vuoto della rabbia gli avrebbe fatto rimanere le ciglia appiccicate agli occhi. Per tutta l’intera giornata, senza quei tre minuti, il buio avrebbe fatto compagnia alle caccole dei suoi bulbi oculari. 60 secondi per 3 valevano 180 secondi. Calcolando il tempo in denaro Henry ogni mattina investiva nel proprio sonno circa 180 lire, ora già euroconvertite in 0,09.
Grazie a quei tre minuti metteva ordine. Anche nei suoi sogni. La sua era economia di pensiero.
Ma la sua memoria faticava a ricordare i sogni, era priva del circuito di Papez (n.d.r. Papez: automobilista sudamericano che per primo ha percorso l’autostrada del cervello, la leggenda narra che ogni tanto telegrafi da quei luoghi dispersi, dai quali non ha ancora fatto ritorno).
Henry rammentava più facilmente i sogni degli altri. Ogni tanto li spacciava per suoi.
Henry in realtà non sognava.
Mai.
Li inventava per riempire le pause caffè.
Mary una volta trasformò il suo caffè in un soluto. Continuò a versare cucchiaini di zucchero. Alla fine mangiò caffè. Si era distratta, rapita dalle parole di Henry.
Era così bravo a raccontare. Forse era per la barba che incorniciava il suo viso. Le parole rimanevano di più nell’aria. I peli sul suo volto indirizzavano in ogni direzione vocali e consonanti che ti rimbalzavano addosso e formavano discorsi. Ridondando tornavano tutti al lavoro… ma con un sogno in più, quello che Henry aveva detto di aver fatto durante la notte.
Bugie.

7.21. Henry era ancora a letto.
3 minuti in più del solito.
Qualcosa non andava.
Una falla nel sistema.
Questa volta Henry aveva sognato.
Davvero.
Si sentiva più leggero.
Mai più bugie.
Solo sogni.
Veri.
Wow.
Andò in ufficio.
Non era più solo un semplice giornalista.
Andò sul tetto.
Aveva sognato.
Wow.
Era più leggero.
Aveva sognato.
Era Superman
n
n
n
nnnnn… lo trovarono di sotto.
Era Henry.
Diciassette piani al suono di
"... annnnnn"
Aveva sognato.
Era più leggero.
Ora solo VITA, VERA.
…splat.


(Thanks S.)