
Oggi tutti ringraziano.
Tutti, via, gran parte di quelli che vivono in nord america.
L'anno scorso, in questo stesso giorno, ringraziavo anch'io. Facile, vivevo in nord america.
Sí, vivevo lí, temporaneamente ma ci vivevo.
Il temporaneamente di un viaggio di 17 giorni. Non e' il caso di essere puntigliosi.
A dirla tutta ringraziavo con un certo ritardo, diciamo a meta' giornata, ben dopo il lancio di una serie di saracche contro tutto il mondo e volendo anche contro l'altro mondo.
E pensavo: ringraziare? Un fico secco!
Ma come, arrivo dall' altra parte del mondo, coi minuti contati, cercando di far stare dentro quei minuti, e dentro i miei occhi, of course, il piu' possibile e....nevica al Grand Canyon?
Cioe', non ho capito bene, nevica dove ci sono indiani e cowboys? Dove se non hai una borraccia piena d'acqua sei morto, tu e il tuo cavallo?
Hai capito benissimo.
Neve al Grand Canyon significa due cose: uno, canyon zeppo come un uovo di nuvole, due che e' inutile la tua presenza sul posto.
Fatti quattro veloci conti davanti alle desolanti previsioni meteo, avendo rapidamente imparato che dai film western non c'e' nulla da imparare, si va a sud, altro che alla conquista del west!
Verso l' unica citta' degna di questo nome dei dintorni, che saranno mai 140 km.
E a Flagstaff ho finalmente ringraziato.
Per aver trovato un ristorante (scelto secondo la regola aurea, che per una volta si e' rivelata vincente, del numero di auto presenti nel parcheggio e guarda un po' i fondatori erano di origine italiana) nel quale ho potuto mangiare tutti i piatti tipici del giorno del ringraziamento: due o tre tipi di tacchino, salsa ai mirtilli, patate dolci, ham steak, mashed potatoes, casseruola di verdure, varie ed eventuali e pumpkin cake finale.
Ecco...non sempre le ciambelle riescono col buco, ma se hai fortuna insieme alle ciambelle informi riesci a mangiare qualcosa di buono.
Amen.
